Jane Austen non é Bridgerton - Adalgisa Marrocco



Io leggo moltissimo di notte. Non perché sia affascinante dirlo. Semplicemente perché dormo poco.

E a un certo punto ho smesso di vivere l’insonnia come una sventura.

In questa fase della mia vita è diventata quasi un regalo: mi regala tempo, silenzio, una specie di bolla tutta mia.

Forse è per questo che di notte leggo così bene: perché nessuno mi guarda leggere. Nemmeno io.

La notte ha un silenzio particolare. In effetti non è solo silenzio: è intimo e solenne insieme. Un po’ come la radio di notte — di giorno accompagna, di notte ti sussurra. Tutto abbassa la voce, tutto sembra più vicino.

Stanotte però non mi sono svegliata per riflessioni profonde sull’esistenza. Gregorio, uno dei miei gatti, ha fatto cadere una candela dal mobile della cucina.

Rumore secco. Io che mi alzo. Pulisco. E quei movimenti lì che decretano ufficialmente: va bene, ormai sei sveglia. Gregorio, naturalmente, non si è minimamente sentito in colpa. Così ho preso un libricino e l’ho letto.

Si intitola Jane Austen non è Bridgerton di Adalgisa Marrocco (fra l'altro, questo è un nome che evidentemente deve dirmi qualcosa, qualche giorno fa ho conosciuto una splendida ottantasettenne di nome Adalgisa e mi ha incantata per la sua bellezza e la sua curiosità ndr).

È un saggio breve. Sessanta pagine, caratteri grandi, interlinea generosa, formato piccolo. Uno di quei libri che sembrano dirti: “tranquilla, non ti stanco”.

E infatti si legge in un attimo.

Ma soprattutto si legge con una sensazione molto precisa: quella di fare una chiacchierata con un'amica.

Davvero: lei parlava e io, nel buio, annuivo.

Sì. Già. Esatto. Proprio così.

L’ho passato tutto a dire mentalmente: sì sì, giusto, è vero! Diciamolo forte! Lo penso anch’io.

Non dice cose clamorosamente nuove — e secondo me è proprio questo il suo punto di forza. Non vuole stupirti. Vuole rimettere a posto le cose. E lo fa benissimo!

Il saggio prende spunto dal successo di Bridgerton e dal paragone continuo (e un po’ pigro) con il mondo e la produzione di Jane Austen.

E spiega perché questo paragone, semplicemente, non funziona.

La Regency di Bridgerton è uno sfondo decorativo, patinato, perfetto per far muovere passioni immediate e dinamiche da romance.

Austen invece fa tutt’altro: osserva, scava, complica. Mette insieme sentimenti, crescita morale, competenza sociale, errori, correzioni.

Questo libretto restituisce ad Austen il posto che le spetta: quello di una grande scrittrice del romanzo europeo, capace di parlare ancora oggi — dopo due secoli — con una lucidità impressionante.

La cosa che ho trovato più intelligente (e che mi ha fatto sorridere) è che Marocco non fa la guerra a nessuno. Non dice: questo è alto, questo è basso. Non dice: Bridgerton è brutto.

Dice: sono cose diverse. Per motivi diversi. Per lettori diversi. Per momenti anche della giornata diversi...!

E io questa cosa l’ho trovata molto onesta.

Io leggo di tutto. Davvero di tutto.

Da Guerra e pace a Topolino.  Ma in assenza di alternative probabilmente leggerei anche il libretto delle istruzioni della lavatrice  e ci troverei pure qualcosa di interessante, poetico e politico.

Ma non tutto è la stessa cosa. E non tutto va confuso.

La parte che mi ha colpita di più riguarda l’amore.

Nei romanzi di Austen il rispetto dell’altro e la capacità di mettersi in discussione non sono optional: sono la base.

Darcy, in Orgoglio e pregiudizio, dice:

«Una sola parola da te e non parlerò mai più 

di questo argomento».

Tradotto: senza consenso, niente amore.

Nei romanzi di Julia Quinn, invece, dinamiche di sopraffazione fisica, economica o psicologica vengono spesso trasformate in passione romantica. Ed è curioso (e un po’ inquietante) che oggi risultino più problematiche di quelle scritte da una donna di inizio Ottocento immersa in un sistema patriarcale rigidissimo.

Austen parla ancora oggi perché interroga. Su classe, amore, denaro, desiderio, libertà e vincoli. Il romance storico, invece, ha come funzione principale l’intrattenimento.

Che va benissimo. Ma è un’altra cosa.

È un libretto intelligente, gentile, chiarissimo. È uno di quei libri che non ti fanno sentire più colta, ma più accompagnata. E a volte è esattamente quello che serve.

E leggerlo, nel silenzio della notte — con un gatto colpevole che dormiva beato — lo è stato ancora di più.

M!R

---------

Adalgisa Marrocco
Jane Austen non é Bridgerton
Edizioni Rogas, 2025
pp.63 - € 9,70

Commenti


  1. Questo post ha il respiro della notte: intimo, limpido, necessario. Mi piace quando la lettura diventa compagnia e non dimostrazione, quando un libro non alza la voce ma si siede accanto. Grazie per aver acceso questa piccola luce notturna.
    E grazie a Gregorio, inconsapevole curatore editoriale notturno.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari