Dialoghi di animali - Colette
Io vivo con un sacco di animali. Ma proprio tanti. E vivendo con loro ho imparato una cosa molto semplice: ognuno possiede un carattere preciso, riconoscibile e irriducibile. È impossibile ricondurli a una specie, a un comportamento tipico, a una categoria.
A volte mi immagino di parlare con loro.
E ancora più spesso immagino che loro mi rispondano.
Invento piccole scenette, dialoghi domestici, conversazioni immaginarie che però, a dirla tutta, non mi sembrano affatto invenzioni. Mi sembra semplicemente di tradurre qualcosa che esiste già.
Sebastian, per esempio, mi guarda costantemente dall’alto in basso, dall’alto del suo pedigree, come se sopportasse con pazienza il mio essere irrimediabilmente del popolo.
Giacomo invece è palesemente innamorato di me. Su questo io non ho alcun dubbio.
Caterina vive in uno stato di ipercinesi permanente: ha sempre mille urgenze, mille traiettorie aperte, un mondo intero da attraversare.
Potrei continuare a lungo con tutti i miei bimbetti pelosi.
Ed è esattamente questa sensazione — questa certezza che gli animali abbiano un pensiero, uno sguardo, una postura emotiva propria — ciò che mi è rimasto addosso dopo aver letto Dialoghi di animali di Colette.
Mi sono imbattuta in questo libro subito dopo aver letto La gatta e quando l’ho visto in libreria non ho potuto fare a meno di prenderlo, con un sorriso abbastanza evidente stampato in faccia.
Perché avevo già avuto l’impressione che Colette facesse qualcosa che raramente la letteratura concede agli animali: non usarli per parlare dell’uomo, ma prenderli sul serio.
Dialoghi di animali conferma esattamente questa impressione.
È un libro piccolo, ma solo in apparenza. Di quelli che sembrano infilarsi tra letture più importanti e che invece restano lì, ostinatamente, molto più a lungo di romanzi più corposi.
Colette compie un gesto letterario quasi scandaloso nella sua semplicità: toglie all’essere umano il monopolio della coscienza emotiva.
Toby-Cane e Kiki-Zuccherino parlano, sì. Ma non parlano come uomini travestiti da animali. Non sono allegorie, non sono favole morali, non servono a insegnare o a consolare.
Si osservano. E osservando smascherano.
Nei loro dialoghi emerge con una chiarezza quasi crudele quanto l’essere umano viva nell’instabilità: desidera essere amato ma teme la dipendenza, cerca la libertà ma soffre la solitudine, pretende fedeltà mentre cambia continuamente oggetto del proprio affetto.
Gli animali invece abitano il presente con una radicalità che per noi ormai sembra perduta.
Leggendo ho avuto una sensazione molto precisa: la vera eleganza emotiva appartiene a chi non ha bisogno di spiegarsi.
Gli animali di Colette non analizzano ciò che provano. Non costruiscono narrazioni su sé stessi.
Amano, si offendono, aspettano, tornano. Punto.
E in questo silenzioso rigore affettivo mettono a nudo tutta la teatralità umana.
C’è poi un’intuizione sottilissima. Colette non oppone cane e gatto come specie, ma come modalità dell’amore. Questa, naturalmente, è la mia lettura.
Il cane tende alla devozione: ama apertamente, cerca prossimità, continuità, presenza.
Il gatto custodisce la libertà: non ama meno, ma non si dissolve mai nel legame.
Ed è impossibile non riconoscere, in questo dialogo, qualcosa di profondamente umano.
C’è chi ama restando. E c’è chi ama senza rinunciare alla propria solitudine. Nessuno dei due ha torto. Forse è proprio qui che nasce l’equilibrio affettivo: nello spazio fragile tra il desiderio di fusione e il bisogno di autonomia.
Ed è per questo che Dialoghi di animali finisce per essere un libro sorprendentemente umano: perché mostra che dentro la stessa casa, dentro lo stesso amore, possono convivere nature che sulla carta sembrerebbero inconciliabili, e che tuttavia riescono a riconoscersi.
Dopo averlo letto diventa difficile guardare il proprio gatto o il proprio cane senza chiedersi, almeno una volta: chissà cosa pensa davvero di me.
Ma soprattutto ho capito una cosa semplice.
Non sono io a inventare i dialoghi con loro. Io sono soltanto quella che, molto probabilmente, parla troppo.
M!R
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Dialoghi di animali
L’Orma Editore, 2025
141 pp. — € 15,00



Mi ha colpito moltissimo questa frase: “la vera eleganza emotiva appartiene a chi non ha bisogno di spiegarsi”.
RispondiEliminaForse è proprio ciò che negli animali ci affascina: abitano ciò che sentono senza costruirci sopra una narrazione.
E in questo, paradossalmente, ci mostrano qualcosa che noi umani abbiamo quasi dimenticato. Micol