CAMILLO, IL PICCOLO TOPO DI BIBLIOTECA -- FRANCESCO CAROFIGLIO

Ho così tante emozioni su questo libro, ma partiamo dall'inizio. Io non ho il dono della sintesi. E' una verità universalmente riconosciuta e la riconosco anche io. Non intendo modificarla. quindi sia chiaro che state iniziando a leggere a vostro rischio e pericolo. così... giusto per essere chiari.

Ecco, ci sono libri per l’infanzia che cercano di intrattenere. Altri che cercano di insegnare qualcosa. E poi ce ne sono altri, estremamente rari ed estremamente preziosi che fanno una cosa molto più delicata e molto più importante: accompagnano.

Camillo, il piccolo topo di biblioteca, scritto e illustrato da Francesco Carofiglio ed edito da Garzanti, appartiene a questa categoria qui.

La prima cosa che mi ha colpita — ma profondamente colpita, davvero — è che Francesco Carofiglio, anche quando si rivolge ai bambini, continua a fare una cosa che gli riesce in modo quasi disarmante: non costruisce semplicemente storie. Costruisce mondi abitabili e ti invita ad entrare. Li arreda con tutto ciò che ama: libri, immagini, memoria, arte, musica, dettagli minuscoli che sembrano secondari e invece diventano porte che si spalancano su mondi che tu prima non immaginavi neanche. E poi dentro quei mondi ti ci accompagna con una naturalezza tale che, dopo poche pagine, ti dimentichi perfino che stai leggendo.

Con Carofiglio, almeno per me, il patto di fiducia con lo scrittore avviene subito. È immediato.

E forse è proprio per questo che i suoi libri mi restano addosso così tanto: perché dentro ci trovo sempre qualcosa che mi risuona profondamente. Libri da cercare. Atmosfere da attraversare anche quando mi fanno paura.  Frasi che sembrano parlare direttamente a quella parte di me che vuole continuare ostinatamente a meravigliarsi.

Al centro di questa storia c’è Nina, una bambina che soggiorna dai nonni e che, quasi per caso, si ritrova fra le mani Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett.

Questa é la premessa e io qui ero già perduta. Perché Il giardino segreto, per quanto mi riguarda, non è soltanto un libro, ma é uno di quei racconti che ho incontrato da piccola e hanno cambiato - o forse  formato, non lo so - il mio il modo di guardare il mondo.

Poi arriva Camillo. Piccolo, minuscolo topolino bibliotecario con gli occhi che sembrano bottoni di velluto. Archivista da generazioni, é il custode dei libri dimenticati che aspettano semplicemente il lettore giusto.

Nina incontra Camillo in una giornata noiosa trascorsa in biblioteca con il nonno...  ed é qui che la meraviglia accade.

Perché questo libro non parla genericamente di quanto siano belli i libri o importanti le storie. Parla del modo in cui le storie ci costruiscono. Parla del fatto che alcuni dettagli — una chiave, una porta, un giardino, una sensazione — ci rimangano dentro senza che sappiamo davvero perché. E che forse, questo perchè, non sia nemmeno importante capirlo subito.

È importante, piuttosto, che tutto questo trovi spazio dentro di noi.

Ecco, questo libro parla del fatto che certe immagini tornino anche dopo anni, all’improvviso, come se una parte di noi stesse cercando disperatamente la strada per tornare in quel luogo dove quelle emozioni hanno trovato casa. Come se stessimo cercando di ritornare in un qualche modo alla nostra anima, ovunque essa si nasconda dentro di noi.

E la cosa straordinaria è che Carofiglio tutto questo non lo racconta dall’alto. Non impartisce lezioni. Non spiega. Ti prende per mano e ti ci accompagna.

Ed è una cosa che mi ha colpita enormemente, perché nella letteratura per l’infanzia io credo esista una responsabilità affettiva e morale gigantesca: i libri che leggiamo da bambini non ci intrattengono soltanto. Costruiscono il nostro immaginario, il nostro modo di sentire e perfino il nostro modo di stare al mondo.

E questo libro sembra esserne profondamente consapevole.

Camillo prende per mano Nina — e insieme a lei il piccolo lettore — e la accompagna dentro la paura e la diffidenza che tutti abbiamo davanti a ciò che non conosciamo, senza mai lasciarla sola.

Questa cosa mi ha commossa profondamente.

Perché sì, ci sono momenti di tensione. Porte da attraversare. Ombre. Attese. Luoghi che stanno davvero per spalancarsi su qualcosa di sconosciuto.

E io, che nella scala della paura faccio veramente poco testo visto che staziono seduta comoda sul primo gradino, mi sono ritrovata più volte a pensare: oddio, e adesso? Ma proprio mentre l’attesa cresce, arriva la voce di Camillo. “Respira, Nina. Non sei sola.” E lì ho capito una cosa bellissima: questo libro non vuole affatto spaventare il bambino. Vuole insegnargli che può attraversare la paura senza esserne travolto.

Che la meraviglia richiede coraggio.

E che alcune porte vanno aperte anche se stiamo tremando.

E Carofiglio fa tutto questo con una delicatezza rarissima.

Devo dire anche un’altra cosa, che mi rende ancora più convinta di quello che sto scrivendo: all’inizio avevo seri dubbi sulle illustrazioni. Non perché non mi piaccia lo sguardo di Carofiglio — anzi. A me piace moltissimo. Però riconosco che è spesso uno sguardo soffuso, ombroso, trattenuto. E mi chiedevo se fosse davvero adatto a dei bambini.

Be'... Mi sbagliavo. Queste illustrazioni non addolciscono affatto il suo sguardo, ma puntano la luce sulla sua capacità di cura. Restano fedeli al suo mondo — quella luce velata, quei contorni sospesi, quell’atmosfera quasi sognata — ma diventano dolcissime e protettive.

A un certo punto ho letto questa frase:

“Dentro la tazza un goccio di latte riflette la luce del lume 

che pende sul tavolo, come una luna capovolta.

Io quella scena non l’ho immaginata. L’ho vista davvero.

Ed è questo il punto: la scrittura di Carofiglio, quando arriva davvero, non ti racconta immagini. Te le deposita dentro.

Ma la cosa che più mi ha commossa, però, è un’altra.

Molte delle verità contenute in questo libro fanno parte di me da sempre. Da così tanto tempo che forse, pur riconoscendone ancora ogni giorno la forza, avevo dimenticato la meraviglia che le aveva generate. Il fatto che le storie possano salvarti. Che certi libri ti trovino solo nel momento giusto. Che leggere significhi anche scegliere una luce, un luogo, una postura dell’anima. Che alcune immagini restino poi con te per sempre

Questo libro mi ha restituito tutto questo attraverso lo sguardo meravigliato di Nina.

Mi ha ricordato quella sensazione precisa. Quella che provo da quando ero bambina e che continuo ancora oggi a cercare dentro ogni libro che apro.

E allora mi sono tornate addosso tantissime altre immagini : le storie che mi leggeva la mia mamma da quel libro di fiabe con le pagine ingiallite e le illustrazioni seppiate, le storie che mia nonna si inventava da zero e a cui io credevo sempre con occhi e cuore meravigliati. E l'immagine del mio papà bellissimo, che mi portava in libreria e che lo ha fatto fino a pochi giorni prima di morire.

Ed è stato tutto incredibilmente vero.

Anche dentro i topolini archivisti. Anche dentro le porte nascoste. Anche dentro le case delle memorie perdute.

Perché la verità della letteratura non coincide mai con il realismo, ma coincide con il riconoscimento.

Con quella fitta improvvisa che ti fa dire: sì. È proprio così.

E forse la cosa più bella che posso dire su questo libro è questa: io volevo leggerne dieci pagine alla volta. Volevo che diventasse la mia favola della buonanotte.. (chissà se uscirà su Audible...)

Non ce l’ho fatta. L’ho iniziato e non sono più riuscita a metterlo giù.

Adesso ne ho comprate altre due copie. Sono per due bambine che conosco e a cui voglio molto bene.

Insisto nel dire che voglio regalarlo a due bambine a cui voglio bene perché io non vi sto dicendo semplicemente “leggetelo”. Vi sto dicendo: se volete bene a qualcuno, regalategli questo mondo.

Fategli conoscere Camillo e Nina.

Perché alcune storie non servono soltanto a essere lette. Servono a insegnarci, con infinita dolcezza, come diventare noi stessi.


M!R

PS sì, tu dici sempre "Ah!"

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Francesco Carofiglio
Camillo, il piccolo topo di biblioteca
Garzanti 2026
pp.153 - €15,00


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