IL VANGELO SECONDO YONG SHENG - dai sijie
Questa notte ho finito di leggere il libro che mi ha regalato Simone e… beh
Sono entrata in questo libro con la stessa sensazione con cui si entra in una stanza antica: quella luce un po’ laterale, che non illumina tutto ma basta per capire che c’è qualcosa di importante da custodire.
Il vangelo secondo Yong Sheng non è un romanzo storico, e non è neppure un romanzo religioso nel senso comune del termine.
È, piuttosto, un atto d’amore verso una figura fragile e tenace, un uomo che attraversa il secolo più turbolento della Cina con un’unica, irriducibile fedeltà: la sua vocazione.
Yong Sheng è figlio di un artigiano che costruisce fischietti per colombe, e già qui — se ci si ferma un attimo — si percepisce il tono del libro: la delicatezza che precede il dolore, la bellezza che sopravvive anche alle epoche peggiori.
E poi c’è la fede. Una fede che non è mai fanatismo, mai discorso roboante, ma un modo di stare al mondo: discreto, mite, quasi timido. Un modo che, inevitabilmente, finisce per scontrarsi con la brutalità della storia.
C’è un pudore nella scrittura di Dai Sijie, una cura dei gesti minimi che contiene un rispetto profondissimo per le vite silenziose. Quelle vite che non fanno rumore, che a volte sembrano persino banali, e che pure — se le si guarda davvero — custodiscono una dignità capace di attraversare il tempo.
A un certo punto del romanzo, Yong Sheng dice:
“La Parola non aveva bisogno di alzare la voce. Bastava che arrivasse.
E quando arrivava, tutto dentro di me faceva silenzio.”
Una frase semplicissima, eppure capace di racchiudere tutto il libro.
Perché questo è, in fondo, un romanzo sulla forza delle cose lievi: un fischietto che richiama una colomba, una Bibbia nascosta, una preghiera sussurrata, un pensiero che resiste nonostante tutto.
Ciò che sembra fragile — ed è forse questa la cosa più bella che il libro ricorda — non è affatto senza peso. È una fragilità che non si spezza, che non cede, che continua a brillare anche quando tutto intorno vacilla.
Leggendo queste pagine ho avuto una sensazione precisa: questo tema, quello della forza nascosta nelle cose apparentemente piccole, torna spesso sulla mia strada, ultimamente.
Non so se il mondo culturale si stia davvero muovendo in quella direzione — sarebbe bellissimo — oppure se sono io a essere particolarmente sensibile a questa idea di fragilità resistente, e quindi a riconoscerla ovunque.
Forse entrambe le cose.
Forse è semplicemente un modo — il mio — di vedere il mondo.
Ma mi piace moltissimo. Mi convince profondamente.
Alla fine, questo romanzo fa una cosa rara: chiede di fermarsi.
Chiede al lettore di ascoltare, di osservare la resistenza gentile delle vocazioni senza applausi, di quelle fedeltà minuscole che tengono insieme il mondo proprio mentre il mondo sembra voler crollare.
Se si ha la pazienza di ascoltarlo davvero, questo libro fa esattamente ciò che facevano i fischietti del padre di Yong Sheng:
richiama ciò che è capace di volare.
Perché, alla fine, la fragilità non è una resa:
è semplicemente il modo più educato — e più resistente — di esistere.
M!R
——
Dai Sijie
Il Vangelo secondo Yong Sheng
San Paolo 2025
pp.432 - €20,00



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