Le CANZONI DI NEW YORK -- LIZ MOORE
Liz Moore l’ho scoperta per caso. O meglio: l’ho scoperta perché Il dio dei boschi lo stavano leggendo tutti e io, che sono una gran bertuccia, volevo leggerlo e dire anche io la mia. Poi me l’aveva consigliato Simone, l’avevo visto anche in una delle liste di lettura di Obama e quindi, a quel punto, ho ceduto..
Mi è piaciuto. Non il libro della vita, non uno di quei romanzi che ti fanno venire voglia di fermare gli sconosciuti per strada e obbligarli a leggerlo e nemmeno da fare post su post per esaltarne la necessità, ma abbastanza da farmi nascere una domanda: chi è Liz Moore? Perché io alla fine di quel libro volevo conoscerla di più. Poi non lo ho fatto perché la mia curiosità mi ha portata a girovagare altrove, ma questo è quello che ricordo.
Così, quando in libreria ho trovato Le canzoni di New York, edito da NN Editore, che a quanto pare è il suo romanzo d’esordio, l’ho portato a casa senza pensarci troppo. Anche perché, diciamoci la verità, quella copertina è bellissima.
Allora, la storia ruota attorno a una casa discografica e alle persone che ci lavorano, o che vorrebbero lavorarci, o che comunque gravitano attorno a quel mondo. Ma soprattutto ruota attorno a quei momenti strani della vita in cui tutto sembra fermo e invece, senza che ce ne accorgiamo, qualcosa sta per cambiare.
Ecco, è proprio quel punto lì che Liz Moore racconta.
Quello che mi piace di questa autrice, almeno per quel poco che ho letto finora, è che sembra interessarle più la vita delle persone che la trama in sé. Non ha fretta. Si prende il tempo di osservarle, di seguirle mentre sbagliano, mentre sperano, si perdono e si reinventano.
E questa cosa mi ha colpito particolarmente perché sono ancora ferma a una frase sentita durante un workshop di biblioterapia sulla speranza tenuto da Carla Pinna che mi ha folgorata e cioè che nella vita bisogna ricontrattare i termini della nostra speranza.
Ecco. Questo romanzo, in qualche modo, parla anche di quello.
Non tanto di persone che hanno già cambiato la propria vita, quanto di quel momento preciso in cui si accorgono che potrebbero farlo. Di quell’istante quasi impercettibile in cui qualcosa si sposta. In cui una possibilità che sembrava chiusa torna ad aprirsi. In cui ti rendi conto che forse non hai ancora visto tutto, che forse c’è ancora dell’altro. È una cosa molto sottile, me ne rendo conto, ma Liz Moore la racconta benissimo. E trovo che ci sia qualcosa di profondamente potente nel fermarsi proprio lì, in quell’attimo. Perché è lì che nasce la speranza. Non quando le cose sono già cambiate, ma quando per la prima volta capisci che potrebbero cambiare e allora ti fai parte attiva. E poi la cosa bella è che riesce a farti affezionare anche a figure che, sulla carta, dovrebbero restare marginali.
Poi naturalmente c’è la musica. Tantissima musica. Ovunque.
Insomma, mi è piaciuto davvero molto.
Anche stavolta mi viene da dire: non il libro della vita. Però una lettura che ho fatto con enorme piacere e che mi ha lasciato addosso una gran bella sensazione. In particolare ho amato il finale.
C’è un ultimo capitolo in cui ritornano tutti i personaggi incontrati lungo il percorso. È una scelta narrativa che a me piace quasi sempre in teoria e quasi mai in pratica, perché per farla funzionare bisogna essere davvero bravi. Lei,Liz Moore lo è, eccome. Secondo me ci riesce benissimo. All’improvviso ti rendi conto di aver condiviso un pezzo di strada con tutte quelle persone e ritrovarle lì, una dopo l’altra, ha qualcosa di profondamente gratificante. Forse lo dirò in modo troppo romantico, ma è come voltarsi prima di uscire da una stanza e salutare tutti quelli che ci sono stati dentro. Come la sigla delle sit com americane degli anni 80 dove vedi tutti i personaggi È un finale semplice, ma anche molto generoso.
E sì, mi è piaciuto tanto.
Per cui credo che continuerò a cercare Liz Moore. Perché ormai non è più semplice curiosità. È diventata interesse autentico.
E poi devo confessare una cosa che mi rendo conto essere del tutto irrilevante nell’economia generale del lettore medio, ma che su di me ha sempre un effetto notevole: dentro al libro c’era il segnalibro coordinato. Lo so, lo so… È una sciocchezza. La mia amica Nadia me ne ha fatti abbastanza da rifornire una piccola libreria indipendente e, volendo, saprei farmeli anche da sola. Però quando apro un libro e trovo il segnalibro abbinato alla copertina mi succede sempre la stessa cosa. Mi si illuminano gli occhi. Probabilmente alla casa editrice costa pochissimo. Magari viene fuori dagli avanzi della carta utilizzata per le copertine. Ma su di me ha un effetto enorme… che ci devo fare, sono vittima del marketing… È una gioia minuscola e assolutamente inutile, ma continua a regalarmi la stessa emozione di quando giocavo a scopa e tra le carte compariva il sette di denari.
In ogni caso, se vi capita di leggerlo fatemi sapere cosa ne pensate… sono curiosa😊
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Liz Moore
Le canzoni di New York
NN Editore 2026
pp. 285 - €19,00



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